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mercoledì 23 settembre 2015







E' bello dopo tanti anni trovare articoli che scrivono di te. Quegli anni non ero io che rincorrevo gli eventi di 'cronaca locale', la facevo.



''Il Comune stia attento: questa è una polveriera''




Occupatore di case prima per necessità, poi per fede. È Gilberto Mattei, 38 anni, uno dei più assidui sostenitori del diritto di occupare una casa in caso di necessità. Lui stesso ne ha occupate una decina, nel giro di dieci anni. È stato sgomberato, sottoposto a procedimenti penali, e per ultimo ha rischiato di venire coinvolto nella rissa di martedì sera alla casa Mazzoli. Non è un bel vivere, quello di chi è costretto ad occupare le case. Perché, all'inizio della sua vita da occupante, anche lui era stato costretto a questa scelta.

«Per problemi familiari non potevo più vivere a casa mia - racconta - e, a causa di problemi di salute, non avevo neppure la possibilità di mantenermi un lavoro. Trovare una casa, in queste circostanze, era praticamente impossibile». Gilberto è quindi costretto a fare scelte drastiche. «Per un anno ho vissuto nella centralina Enel del Lisert - racconta - poi ho deciso di occupare un appartamento. È stato da allora che mi sono impegnato nel problema dell'alta tensione abitativa. E l'occupazione, che prima era un atto di disperazione, è divenuta una scelta». Una scelta perché la situazione degli occupati è un caso emlematico della mancanza di umanità nel nostro sistema. La casa di un occupato non è mai sua, perché non è proprietà privata. E se arriva un'altra persona e gliela porta via, non può fare nulla. Persone che causano disturbo, come alcolisti o tossicodipendenti, non vengono allontanati dalla polizia. Nel caso in cui però non vengano pagati luce o gas, allora sì che si interviene. «In tutti i processi penali che ho subito non è mai stato riconosciuto il mio stato di necessità, sono sempre stato assolto per altri motivi - racconta -. Dalla mia prima esperienza in via Aquileia, ho capito che l'occupazione è terra di nessuno, in cui vige la 'prevaricazione per legge'. Ovvero, se un ente per legge ti può schiacciare lo fa, senza curarsi della tua situazione».

Gilberto ha dovuto attendere oltre 6 mesi per poter avere una residenza. Il Comune infatti gliela negava in quanto abusivo. Mentre l'Enel, almeno finchè è stato in grado di pagare la corrente elettrica, non ha certo fatto problemi. Che invece nascono quando ci sono gli allacciamenti abusivi. «Con i soldi che si spendono a far sgomberare le persone, o a far loro causa quando si allacciano alla corrente, si potrebbe benissimo dare loro una casa in modo da risolvere una volta per tutte i problemi - continua -. Il problema è che se sei abusivo non ti tutela nessuno». Ma quale è l'accoglienza da parte dei vicini regolari? «In genere molto buona, dopo un minimo di stupore, quando capiscono la tua situazione - risponde Mattei -. Naturalmente, se c'è un comportamento civile. Anche se, spesso, sono gli stessi abusivi che allontanano quelli che causano problemi. E spesso siamo noi ad aiutare i regolari. Come adesso in casa Mazzoli. Ci sono due signore che abitano con un contratto a norma di legge, e noi le aiutiamo nelle piccole faccende domestiche. Solo a Panzano c'è stato un periodo difficile, quando in passato il Comune aveva dichiarato il pugno di ferro contro le occupazioni». Il problema nel mercato della casa è solo uno: che non ci sono abbastanza appartamenti, e anche quelli che ci sono spesso sono affidati a chi non ne ha realmente necessità. «E di questo l'amministrazione dovrebbe farsi carico, di fare più controlli incrociati - conclude Gilberto Mattei -. E ci dovrebbe essere anche una maggior interessamento del sindaco, senza delegare l'intera questione agli altri amministratori. Perché si deve capire che la situazione non può che peggiorare: più gli stipendi calano, più sarà impossibile pagare gli affitti».



Elena Orsi

07 ottobre 2005





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